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RESTAURO CONSERVATIVO

Il percorso che ha portato all'intervento di restauro conservativo delle superfici interne delle Chiesa di Santa Maria al Paradiso è cominciato nel 2013 con l'esecuzione del rilievo geometrico e la sistemazione delle notizie storiche tratte dalla tesi di laurea della Dottoressa Dora Meroni. E' poi continuato nel 2014 con una fase di indagini stratigrafiche e analisi di laboratorio atte a conseguire una migliore conoscenza dell'edificio e per capire come orientare l'intervento di restauro.

Eseguire un intervento di restauro sulle superfici di una Chiesa come questa, ha significato entrare in confidenza con la sua pelle, leggerne i segni e in qualche modo liberarla da strati che vi si sono depositati nel corso del tempo.

Si è trattato di un lungo e paziente lavoro che ha portato al recupero di circa 1200 metri quadri di superfici e ha richiesto, per completare le parti di navata, abside e presbiterio, circa un anno di lavoro. Il restauro delle cappelle laterali ha impegnato un altro anno e il tutto è stato concluso nel dicembre 2017.

La Chiesa di Santa Maria al Paradiso ha richiesto di confrontarsi con diverse tipologie di materiali e di problematiche. I restauratori infatti hanno affrontato il recupero di superfici monocrome, di dipinti murali, di stucchi, di pietre naturali e anche di dorature.
Lavorare a stretto contatto con la varietà degli elementi della Chiesa, ha portato a interventi mirati e attenti al recupero delle superfici originali.
In alcuni casi si è arrivati a eliminare fino a quattro strati di ridipinture che nascondevano alla vista le preziose superfici originali come era stato evidenziato già durante i test preliminari.

Sono state inoltre individuate quelle che poi sono divenute le procedure per la realizzazione dell'intervento di restauro e che sono state suddivise nelle seguenti macro fasi: pulitura, consolidamento, sigillature e stuccature, equilibratura cromatica.

La prima fase di pulitura è stata quella più importante che ha appunto riguardato le rimozione dalle superfici di tutti gli strati che compromettevano la leggibilità delle finiture originali.
In un intervento di questo tipo è una delle fasi più delicate poichè assolutamente irreversibile. Si procede quindi in maniera molto attenta e controllata per essere sicuri di rimuovere solo le sostanze sovrammesse che peggiorano lo stato di conservazione originale.
Si procede quindi secondo una metodologia che va dal generale al particolare: si parte con una pulitura generale mediante aspiratori, pennelli e spazzole a setole morbide per rimuovere i depositi meno coerenti, per poi passare a tecniche specifiche per la rimozione di sostanze particolari mediante impacchi.

La rimozione delle ridipinture o degli scialbi presenti sugli stucchi, avvene invece con mezzi meccanici di precisione come raschietti, bisturi. Si vanno a eliminare in questa fase anche tutte quelle integrazioni che sono state fatte nel corso del tempo con materiali non idonei (come ad esempio le stuccature cementizie).

Al termine della fase di pulitura si ha quindi la superficie liberata, che è ritornata a respirare e che è pronta ad accogliere le fasi successive di intervento che hanno la finalità di integrare le perdite di materiale avvenute, consolidare i materiali che risultano decoesi e preservare il più a lungo possibile il loro stato di conservazione.

Il passaggio successivo è stato quello di sigillare e stuccare le discontinuità presenti nelle superfici, integrando inoltre le lacune presenti.

Questa fase prevede quindi l’integrazione con malte appositamente studiate a base di calce che vengono utilizzate per andare a colmare le discontinuità presenti sulla superficie, come ad esempio fessurazioni, mancanze di intonaco, ecc...

Al termine di questa fase si va invece ad agire con una equilibratura cromatica per ridurre le interferenze visive che queste nuove aggiunte di materiale possono causare.
Una volta terminata la parte di intervento relativa alle puliture e alle rimozioni, bisogna passare a tutte quelle operazioni che servono a premettere di limitare la perdita di materia originale (consolidamenti) e alle integrazioni.
Si è passati quindi a consolidare e mettere in sicurezza tutte quelle situazioni che rischiavano di compromettere la conservazione della materia originale (distacchi, rigonfiamenti, perdita del colore,..)

L’integrazione pittorica riveste un ruolo particolare nel caso di intervento su superfici decorate. Infatti su dipinti o affreschi come quelli presenti nell’apparato decorativo della Chiesa di Santa Maria al Paradiso, l’integrazione pittorica diventa importante per recuperare la leggibilità delle decorazioni che erano state compromesse dal degrado, ma anche per ridurre le interferenze nella lettura dei dipinti legate alla presenza di lacune della pellicola pittorica.
L’integrazione in questo caso avviene mediante l’applicazione a pennello puntuale di colori ad acquerello. Questo avviene per garantire la reversibilità dell’intervento, la tinta inoltre viene applicata mediante piccoli tratteggi verticali in modo che ad una visione ravvicinata sia sempre possibile distinguere quale sia l’integrazione e quale la superficie originale.

Si tratta quindi anche in questo caso di interventi puntuali, eseguiti in maniera paziente da operatori esperti. La volontà è quella di valorizzare quella che è la materia autentica recuperata, restituendola alla sua comunità.

Sintesi delle operazioni eseguite:

Recupero delle superfici decorate
Restauro dei dipinti murali e delle dorature
Restauro degli altari e degli elementi lapidei